Traduzione in Italiano dall’Articolo pubblicato sulla rivista Primo Magazine, di Washington DC.

Il caso di Mario Roggero

L’Italia si divide sul commerciante che ha ucciso due rapinatori armati

Di Luca Damante

Quando è giustificata la legittima difesa?

È questa la domanda centrale di un dibattito che sta infiammando l’Italia sul destino di Mario Roggero, gioielliere piemontese.

Nell’aprile 2021, tre uomini armati entrarono nella Gioielleria Mario Roggero, una gioielleria dal design moderno in Via Garibaldi 71, a Grinzane Cavour, in Piemonte. Mentre rubavano orologi da polso in oro, collane da donna e anelli, i rapinatori minacciarono di uccidere Roggero, sua moglie e sua figlia, che si trovavano con lui all’interno del negozio.

Mentre gli aggressori fuggivano rapidamente verso l’auto usata per la fuga, parcheggiata all’esterno, Roggero, 72 anni, prese da sotto il bancone il suo revolver calibro .38. Le telecamere di sicurezza lo mostrano mentre insegue i rapinatori e spara con la sua arma, uccidendone due e ferendone un terzo.

Quando arrivò la polizia, Roggero fu arrestato, successivamente processato e riconosciuto colpevole di due omicidi e di un tentato omicidio. Fu condannato a 17 anni di reclusione, mentre il tribunale lo ritenne anche civilmente responsabile per i danni. Fu obbligato a versare al tribunale 780.000 euro (890.000 dollari) a titolo di provvisionale in favore delle famiglie dei due rapinatori deceduti e di quello ferito, in luogo della richiesta di 3,3 milioni di euro (3,77 milioni di dollari) in sede civile. La scorsa settimana, la Corte Suprema italiana (Corte di Cassazione) ha confermato il verdetto originario. I giudici hanno mantenuto ferme le somme dovute a titolo di risarcimento, ma hanno ridotto la pena detentiva di Roggero da 17 anni a 14 anni e nove mesi.

Il caso e le successive sentenze hanno diviso l’opinione pubblica in Italia. Il dibattito è accompagnato da interpretazioni parziali o inesatte, che confondono la natura istintiva della reazione con il quadro giuridico.

Mario Roggero, gioielliere piemontese, condannato per aver ucciso due rapinatori armati

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Una domanda legittima

La questione centrale è di natura giuridica: la legge non valuta la percezione soggettiva del pericolo, bensì la sua effettiva esistenza.

Quando l’aggressore fugge, la minaccia è considerata cessata. Di conseguenza, l’uso della forza – soprattutto della forza letale – non può più essere qualificato come difesa, ma come atto offensivo.

La tragedia che ne deriva è duplice: la perdita di vite umane e il profondo sconvolgimento della vita di un lavoratore anziano e della sua famiglia, con una condanna che assume un peso particolare all’età di 72 anni.

In questo contesto, è legittimo chiedersi se le opinioni circolate negli ultimi giorni derivino da una reale comprensione oppure da semplificazioni e retorica politica.

Manifestanti a sostegno di Roggero mostrano uno striscione con la scritta: “La difesa è sempre legittima”

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La giustizia americana

I precedenti giudiziari negli Stati Uniti rispecchiano da vicino quelli italiani. La sequenza in questi casi rimane identica: rapina → fuga → inseguimento → colpi d’arma da fuoco → morte.

Le condanne sono state confermate in tutti i casi in cui le persone hanno agito in modo simile a Mario Roggero.

  1. Stato dell’Oklahoma contro Jerome Jay Ersland

Età dell’imputato: 57 anni

Verdetto: ergastolo per omicidio di primo grado (condannato nel 2011)

Motivazione giuridica: sebbene i primi colpi sparati da Ersland contro due rapinatori minorenni armati all’interno della sua farmacia fossero stati riconosciuti come legittima difesa, la minaccia cessò quando uno dei sospetti rimase privo di sensi a terra e l’altro fuggì. Ersland inseguì il fuggitivo all’esterno, rientrò nel negozio, prese una seconda arma e sparò altri cinque colpi contro il rapinatore incosciente a terra. Il tribunale stabilì che la difesa termina quando cessa il pericolo.

  1. Stato di Washington contro Min Sik Kim

Età dell’imputato: 56 anni

Verdetto: 8 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio di secondo grado (condannato il 23 giugno 2017)

Motivazione giuridica: il proprietario di un minimarket, Min Sik Kim, affrontò il taccheggiatore Jakeel Mason. Dopo una breve colluttazione, Mason riuscì a liberarsi e corse verso l’uscita per fuggire. Kim lo inseguì e gli sparò due volte alla schiena. Riconoscendo la propria responsabilità, l’imputato si dichiarò colpevole, evitando un processo formale. Il tribunale ribadì che la forza letale non è giustificata quando il sospetto è in fuga e non costituisce più un pericolo imminente.

Due Stati diversi, due dottrine diverse, due condanne. Nessuna assoluzione. Nessuna eccezione. Nessuna interpretazione alternativa.

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La legge di Dio, la legge dell’uomo

La legittima difesa accompagna l’essere umano fin dalle società più antiche. Nell’Antico Testamento, il principio di «occhio per occhio, dente per dente» rifletteva una logica di risposta reciproca. In seguito, l’insegnamento cristiano introdusse il paradigma del perdono per guidare la società verso una concezione più elevata della responsabilità e delle relazioni umane.

I sistemi giuridici moderni, tuttavia, non sono concepiti per punire o perdonare. Sono concepiti per definire con chiarezza ciò che, se lasciato all’interpretazione individuale, condurrebbe inevitabilmente al caos e al disordine sociale.

In materia di legittima difesa, la legge richiede consapevolezza, proporzionalità e aderenza ai fatti, non reazioni impulsive – anche se il fattore emotivo del «grave turbamento» può essere preso in considerazione, non può sostituire la valutazione oggettiva del pericolo.

Grinzane Cavour, un paese circondato da vigneti, vicino alla zona di produzione del Barolo, si trova a sud di Alba, nella regione Piemonte, in Italia

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Educare il pubblico

La comunicazione politica, soprattutto quando affronta il tema della sicurezza, comporta una notevole responsabilità. Vanno evitate semplificazioni che possano creare aspettative irrealistiche. La legittima difesa non è un diritto illimitato, ma un istituto giuridico regolato da criteri precisi.

Di fronte alla complessità dell’argomento, la società ha due possibili strade:

intervenire sulla legge, rendendola più chiara e uniforme; intervenire sulla cultura, attraverso un’informazione accurata e un’educazione mirata.

La seconda strada è immediatamente percorribile. La prima richiede tempo, competenza e responsabilità istituzionale.

Ciò che è certo è che il mito diffuso della legittima difesa «sempre giustificata» non contribuisce alla sicurezza collettiva. Serve conoscenza. Serve educazione. Serve consapevolezza.

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